
Basta. Ne ho abbastanza. Ci sono più miti infondati sulle lingue che sulla caffeina, sui microonde e su Elvis che è vivo e vegeto e si gode la pensione nelle campagne di Pievetorina. 🌳
Queste corbellerie che crediamo, e che ci fanno credere, sulle lingue. Prima come studente, poi come coach, le ho ascoltate fino ad esserne sazio. Ho passato anni lottando contro essere, cercando di capire se avessero o meno un fondo di verità.
Questi miti che ti dettaglio qui sotto, di vero non hanno nulla: sono sicuro che, al finire di leggere questo post, guarderai alle lingue diversamente.
Perché è importante questo post? Perché per colpa di miti infondati sulle lingue come questi, si spreca un capitale umano preziosissimo. E ci si frustra un sacco. Eccheccavolo!
Siediti che inizio subito a manetta.
Indice
#1 Perché studiarle se avremo presto un gadget che tradurrà tutto
La tecnologia e l’Intelligenza Artificiale cambieranno molte cose. Oggi ci sono Apps e siti che ti permettono di tradurre da una lingua all’altra, cosa che 10 anni fa era ancora in stato larvale.
Pensaci e ti farai un’idea dei progressi fatti in giusto una decade. Ti ricordi com’era il mondo nel 2008?
Eventi salienti:
- comincia la peggiore crisi economica dal 1929;
- Kosovo si indipendentizza dalla Serbia;
- la coalizione di centrodestra vince le elezioni generali;
- a Pechino ci sono le Olimpiadi; 🏅
- io ho più capelli in testa rispetto ad oggi (ma non troppo).
Oggi, Google Translate può vincere i concorsi di Traduzione Automatica, e lo fa. Tuttavia:
- non si avvicina ancora neppure al più tonto dei traduttori umani,
- non azzecca qualsiasi traduzione.
Dall’inglese a qualche altra lingua, soprattutto neolatina e a livelli elementari, ti può dare un’idea.
Ma nel 98% dei casi, è una traduzione casareccia.

La spinta dell’innovazione cambierà certamente il mondo delle lingue, come la calcolatrice Casio ha cambiato quello del calcolo manuale.
Eppure, al prezzo di dovermi rimangiare le parole, mi butto a sputare la seguente sentenza: stiamo esagerando.
Avremo un gadgettino da mettere nell’orecchio, che ci tradurrà tutto quanto. 🦻 Disporremo dei tamburlani sognati dai futurofili e dai linguoziosi.
Avremo un’Intelligenza Artificiale così umana che sentirà come una persona, ma con una capacità di elaborazione dei dati tremenda. Lo avremo, ma non oggi, né prima del 2050. 📅
La linguistica computazionale avanza, Google e le sue reti neurali convoluzionali avanzano, i contributi degli utenti ai grandi strumenti di traduzione sono massicci (ogni volta che cerchi qualcosa, alimenti la bestia). Però continuerai fidandoti della tua testa per tradurre ed interpretare.
In un paio di generazioni, i progressi saranno tali che le traduzioni automatiche saranno più affidabili di oggi.
Grazie ad algoritmi migliori, maggiori potenze di calcolo e big data molto big, si inizierà ad avere traduzioni dirette da qualsiasi lingua a qualsiasi altra lingua, cosa che non succede oggi. 🤖
Un traduttore umano potrebbe appoggiarsi di più alla traduzione assistita al computer, mantenendo un ruolo da revisore, che oggi c’è solo ad uno stato embrionale. Osserva questa lista:
- Per lavorare come professore, guida turistica, medico o analista di intelligence;
- per leggere testi in lingua originale;
- per tradurre testi di un minimo livello di complessità;
- per flirtare durante le ferie estive o parlare con i suoceri (se il flirt precedente ha avuto successo);
- per fare gli interpreti;
- per lo sviluppo delle stesse tecnologie di traduzione.
Per tutto questo ma non solo, avremo bisogno di tutta la tua intelligenza e della tua padronanza delle lingue.

Quindici anni fa raccontava Chicco Testa, quando era in ENEL, che in una conferenza in Giappone, ad un certo punto quelli che intervenivano iniziarono a parlare della Emergenza Toilette. Nessuno capì un’acca. 🤔
Beh, sembra che i giapponesi avessero già messo la tecnologia nel WC. Risultato: in un blackout generale del paese, i water elettrici avevano smesso di funzionare.
Il contegno nipponico obbligò gli amici orientali a, ehm, tenersi tutto per sé. 🚾 Dopo una mezza giornata abbondante, tornò l’elettricità.
Sembra che i sospiri di sollievo si udissero fino all’Uzbekistan. 😅 Quindi, è facile immaginare la perplessità nel corso di quella conferenza. Come farebbe una macchina a trasferire un’informazione di questo tipo? Se neppure un essere umano addestrato ad essere una testa di cuoio dell’interpretariato lo capisce…
Comprenderai quindi perché miti infondati sulle lingue come quello della traduzione automatica magina, mi fanno indiavolire. Le sfumature culturali, la cronaca, le ironie: le macchine ci arriveranno, ma non così presto. 🤖
Se vuoi capire meglio come cavolo fa un mucchio di transistor a tradurre una frase dal cinese al basco, Traduzione Automatica e Traduzione Assistita, di Maurizio Naldi, può esserti d’aiuto.
#2 Solo l’inglese serve, che lo parlano ovunque
OK, te lo concedo: se detesti le lingue e il tuo obiettivo è spenderci sopra il minor tempo possibile, beh allora vada per l’inglese. Non hai scelta, ad essere franchi: saperlo, deve ormai saperlo chiunque.
Lingua franca del mondo, lingua degli affari, delle scienze, etc etc etc. Ma non farti fregare. Questo è uno dei miti più infondati di tutti.
In Italia, se lavori in certi settori o zone geografiche, spagnolo e swahili sono richiesti tanto quanto l’inglese. In Sudamerica, c’è il portoghese. In Francia ed Europa dell’est, il tedesco domina.
Nel lusso, giapponese e russo sono ben saldi. Nel commercio internazionale, cinese e arabo sono al rialzo. Per cui, inglese… ma non solo. Se lavori come commerciale o supporto alle vendite, devi parlare la lingua dei tuoi clienti.
Nella logistica, parlare la lingua degli operatori con cui tratti ti sarà più utile dell’inglese. Se sei al pubblico, Servizio Clienti o Post-vendita, sarà meglio parlare la lingua di quanti ti contattano.
L’inglese è il primo strumento a cui uno ricorre per comunicare quando non si padroneggia la madrelingua dell’altro, ma resta pur sempre una stampella, e non arriva mai al cuore.

Diceva un certo Nelson Mandela:
Se parli ad un uomo in una lingua che capisce, il messaggio gli arriva al cervello. Se gli parli nella sua lingua, gli arriva al cuore.
Se vai in viaggio e pensi di poter comunicare sempre e comunque in inglese, buona fortuna. Certo, se la comunicazione è ristretta allo strettissimo necessario (station, yes, no, please, the bill please, two beer please e poco altro.
L’inglese è la lingua più universale del momento, ma non è una lingua universale.
Se ti mancano ulteriori conferme prima di bollare questo paragrafo come scemenza, dai pure un occhio a questi libri:
1️⃣ La Lingua Colora Il Mondo: Come Le Parole Deformano La Realtà, di Guy Deutscher
2️⃣ Babel No More: The Search for the World’s Most Extraordinary Language Learners, di Michael Erard (in inglese)
#3 Il re dei miti infondati sulle lingue: Non ho talento
Di tutti i miti infondati sulle lingue, questo è quello che mi indragonisce di più. Non c’è nessun talento per le lingue: ci sono solo passione, metodo, perseveranza.
Posso accettare che a uno piaccia di più o di meno imparare una lingua, ma il resto è mitologia. L’errore è paragonarsi a poliglotti eccelsi e concludere: “beh, io a scuola pativo con i phrasal verbs… ma dove voglio andare. Lasciamo perdere”.
Argh!
Prima di tutto, i poliglotti a cui ti riferisci, probabilmente non sono così poli come vorrebbero farti credere. Non ho ben chiaro se YouTube, tra l’altro, abbia aiutato o meno la causa delle lingue.
Se invece quei poliglotti lo sono sul serio, è molto molto probabile che lo siano dopo molti anni in cui hanno dedicato molte ore al giorno alle lingue. Pensi che Roberto Bolle è diventato Roberto Bolle con un corsetto di ballo di 3 settimane?
Poi, se rinunci ad imparare le lingue per una simile ragione, perché non applichi la stessa logica ad altri ambiti di vita?
#1 osserva lo stile di vita di Gianluca Vacchi: “beh, se non ho le risorse per offrire due giri di Chateau Lafitte del 1968 ai miei amici per il mio compleanno, bah, taglio la mia vita sociale e mi do all’eremitaggio”;

#2 guarda come guida Hamilton: “beh, io faccio fatica a parcheggiare all’indietro… lasciamo perdere, portare la macchina non è il mio forte”;
#3 che dire di come cucina Carlo Cracco: “ups, io faccio sempre gli stessi tre piatti quando invito mio cognato a mangiare… pfff, abbandono i fornelli”. Mi spiego?
Non compararti con le punte di diamante del settore, e ricorda che le stelle della TV e del web hanno spesso più ego che non vere capacità.
Detto ciò, potresti pure imbatterti in un genio, con un quoziente intellettivo di 200, che in tre mesi viene scambiato per madrelingua mentre tu sei ancora agli inizi.
Perché prendersela a male? A me piaceva giocare a pallacanestro da ragazzino. 🏀 Capito che non sarei stato alto come Lebron James, ho continuato a giocare per piacere. Non era certamente colpa mia che la lotteria genetica m’avesse dato 1.82 m e non 2.03 m, sbaglio?
“Non ho talento per le lingue” è un’ammissione di pigrizia. Non lo dico io, lo disse Don Lorenzo Milani:
Non ho il talento: riposiamoci tutti.
E se di pigrizia si tratta, diciamo piuttosto: “non mi appassiona”. Se vuoi depigriziarti e leggere un capolavoro, goditi Lettera Ad Una Professoressa di Lorenzo Milani, che è raccomandabile ad ogni essere umano, indispensabile per i professori ed educatori.
#4 Non ho tempo di imparare una lingua
Altro di quei miti infondati sulle lingue con cui battaglio da anni. Con questo punto mi guadagnerò una bella manciata di haters. Gente che dirà: mavaff, ma che ne sai tu di quanto ho da fare io? Ehhh me ne farò una ragione.
Nemmeno un capo di Stato è privo del tempo necessario di imparare una lingua.
Questo è un mito che continua a spopolare per via di un cocktail di inconsapevolezza e semplice pigrizia.
Inconsapevolezza: molti pensano che l’unico modo di imparare una lingua, è di farlo in un corso scolastico. Seduti sui banchi per un’ora e mezza tre volte la settimana, tornare a casa, fare i compiti e continuare così per anni, mettendoci ogni tanto un lungo soggiorno all’estero.
Pigrizia: quando uno dice “non ho tempo di…”, in realtà vuole dire che la cosa non è per lui abbastanza interessante da spostarla in su sulla scala delle priorità.
Lo so perché anch’io sono pigro: chiediglielo alla mia borsa da palestra, che sta nel mio sgabuzzino ad accumulare polvere dal 2011. Quando non si tratta di un progetto urgente, è un doloretto al ginocchio, o un corso, o un paio di pianeti che non vogliono allinearsi. Non ho mai tempo per indossare le mie t-shirt di Decathlon e fare pesi.
Gli archeologi del quinto millennio troveranno la mia borsa intatta, come Champollion trovò in perfetto stato i barattoli di miele di Tutankhamon.
Come si risolve questa cosa?
Facendo un bagno di realtà: se assegni la giusta priorità ad una cosa, il tempo lo troverai. Ci sono decine di modi diversi di sfruttare una giornata, per imparare una lingua. È più questione di volontà che di tempo.
Io ho rinunciato alla palestra, ma cammino e pedalo un sacco tutti i giorni, faccio yoga e il fine settimana mi concedo delle lunghe escursioni. I vigoressici storcono il naso, ma alla fine, ho trovato un modo di tenermi in forma.
#5 Le lingue vanno imparate da bambini. Da grandi non si può più
È un mito longevo, e terribilmente sbagliato. Lascia che lo smonti. Ad un bambino sono necessari anni per imparare una lingua, anni in cui c’è l’immersione e il supporto totale di: genitori, famiglia allargata, maestri, tutori e vicini di casa.
Beh, se oggi ti dessimo lo stesso dispiego di risorse a te, che hai 15 o 35 o 95 anni, ti garantisco che per imparare cinese a livello madrelingua ti ci vorrebbe la metà del tempo di un bambino. Dell’essere adulti, si sottolineano solo gli svantaggi, quando si tratta di imparare una lingua. È assurdo.
Come adulto:
#1 avrai meno tempo libero di un bambino, ma saprai anche gestirlo meglio;
#2 non devi mettere più in relazione le parole con i concetti (mela, dolore, futuro) perché l’hai già fatto da piccolo;

#3 puoi essere selettivo: in giapponese, magari non ti serve sapere i nomi dei pesci marini e delle erbe silvestri. Puoi centrarti su quello che ti serve;
#4 scegli tu quando imparare, una cosa che esula dalle facoltà di un bambino;
#5 sai che tipo di studente sei e quindi puoi scegliere materiali e strategie a te congeniali. Un bambino non sa nulla di tutto ciò: scommetto che smetterai di invidiare i bambini, adesso, o no?
CONCLUSIONI
Di miti infondati sulle lingue ce ne sono di più, ma meglio andare un po’ per volta. Sei vittima di uno di questi per caso? La tua vita, e quella di tutti, è mooolto meglio quando te li lasci alle spalle.
Le lingue sono un mondo meraviglioso, che aprono finestre su panorami infiniti. Qui trovi una selezione di idee:
🇳🇿 Iniziare Ad Imparare L’Inglese: Guida Rapida
🇱🇺 Come Imparare Il Francese: Perché E Come Mi È Andata
🇸🇬 Imparare Il Cinese: 10 Ragioni Per Cui Iniziare Subito e Da Autodidatta
🇧🇷 Imparare Portoghese: Come Iniziare Subito Da Zero
Non ha senso lasciarsi limitare da simili miti infondati. Ti sentirai leggero come l’aria e ti divertirai molto di più imparando, leggendo, scrivendo. Connettendo con le persone.
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Tornerò a breve su questo tema. Per ora, che le lingue siano con te 💪🖖
Il tuo consulente linguistico personale,
Fabio
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